Resilienza e perdita del lavoro: come affrontare lo stress

Confrontarsi con il mercato del lavoro odierno impone la necessità di approfondire il tema delle conseguenze associate alla mancanza di lavoro, determinato dalla sua perdita, dalla difficoltà a trovarlo, ma anche in quelle situazioni di formale proseguimento del lavoro, ma di sostanziale assenza dell’attività produttiva (come nelle situazioni di Cassa Integrazione).

Alla perdita del lavoro viene normalmente associata la riduzione delle disponibilità economiche famigliari, a seguito della perdita di reddito che tale evento comporta.

Molti studi hanno però dimostrato che questa è solo la punta dell’iceberg degli “effetti collaterali” che la perdita del lavoro si porta dietro.

Perdere il proprio impiego a causa di un licenziamento, della chiusura dell’azienda, o anche di un semplice abbandono spontaneo dell’ambiente lavorativo comporta infatti un maggior rischio d’incidenza di svariati disturbi come ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari o disturbi di natura psichica. Avere un impiego rappresenta una condizione essenziale per il mantenimento del benessere fisico, ma è dal punto di vista psicologico che però si osserva l’impatto più evidente e rilevante.

Il lavoro è infatti una delle principali componenti dell’identità personale delle persone, in questo nostro periodo storico. Spesso la persona viene associata al lavoro che fa, al ruolo sociale e produttivo che ricopre, e da cui ricava un riconoscimento essenziale per la salute ed il benessere psicologico.
Inoltre, il lavoro è per molti una opportunità di contatto sociale, un generatore di reputazione, la possibilità di autoaffermazione ed autorealizzazione, ma anche un potente meccanismo di regolazione del tempo.

La perdita del lavoro può quindi portare a scardinare le fondamenta stesse della persona, ingenerando reazioni negative, che possono portare ad un malessere per se e per le persone che la circondano.
Secondo alcuni studiosi, le reazioni della persona che subisce la perdita di lavoro attraversano le seguenti fasi:

a) Fase di shock: la reazione iniziale è traumatica (shock): come risposta a questo shock, il disoccupato passa prima attraverso un tentativo di negazione dell’esistenza dell’evento

b) Fase di rabbia: poi c’è la reazione alla perdita di lavoro come se si trattasse di una liberazione (ottimismo)

c) Fase della rassegnazione: nella terza fase, quella intermedia, che è assai debilitante dal punto di vista psicologico rispetto a quello iniziale, il disoccupato entra nella prospettiva dove l’accettazione della nuova identità comporta una diminuzione del grado di autostima fino all’esaurimento delle capacità di reazione. La persona si sente sempre più depressa, annoiata, pigra. (fase del “modo di vita senza lavoro”), subendo l’individuo una sorta di scivolamento verso il basso nel quale la depressione si unisce all’inerzia e alla passività

d) Fase terminale: dopo questo periodo di forte difficoltà psicologica l’individuo entra in una quarta fase (quella terminale) contraddistinta dall’adattamento psicologico alla nuova realtà. Tuttavia, lo stato di ansia e le residue energie e speranze, che nella fase precedente si contrapponevano alla progressiva accettazione della realtà, evolvono verso una sorta di fatalismo e inerzia.
Lo stato di non lavoro diventa condizione routinaria e la disoccupazione diventa, in tal modo, una nuova maniera di vivere.

Fra le principali conseguenze riscontrate nelle persone in seguito alla perdita del lavoro sono:

  • Perdita di autostima
  • Sentimenti di inutilità
  • Sensazione di insuccesso professionale che si amplia alla vita familiare
  • Difficoltà a trovare un nuovo lavoro o a cambiarlo
  • Disorientamento e paralisi (perdita di fiducia rispetto alla possibilità di trovare un’occupazione che ristagna fino a creare una condizione di immobilismo e rassegnazione)

La disoccupazione crea squilibri e conflitti nell’ambiente familiare che comportano un processo di riadattamento e ridefinizione dei ruoli e delle funzioni, che in alcuni casi arrivano ad invertirsi: la moglie diventa chi sostiene economicamente la famiglia (quanto prima era il marito a farlo), i figli maggiori iniziano a svolgere un ruolo attivo, i figli minori abbandonano gli studi.

Come affrontare la perdita di lavoro

Sebbene la perdita del lavoro sia generalmente stressante per ogni persona, ciascuno di noi reagisce a tale evento in modo differente, sulla base delle proprie caratteristiche personali e sociali.

In funzione del contesto in cui si vive, oltre che delle risorse psicologiche personali di cui si dispone, la perdita di lavoro può essere gestito come un evento traumatizzante o come una opportunità di rinnovamento, per la propria vita personale e professionale.
La risorsa che molte ricerche hanno oggigiorno individuato come più rilevante
per affrontare l’evento “perdita di lavoro”, e per combatterne gli effetti negativi è la Resilienza.

La resilienza si definisce come “la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento”, la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. La persona resiliente reagisce con tolleranza alla sofferenza e, invece, di soccombere o lamentarsi con enfasi amplificando il problema, la sfida e trae forza dalla sua impresa direzionando le sue energie verso cambiamenti risolutivi e praticabili.

La resilienza non è un’abilità rara; in realtà, si trova nel individuo medio e può essere appreso e sviluppato da chiunque. La Resilienza dovrebbe essere considerato un processo, piuttosto che un tratto da avere.

Da dove iniziare per affrontare in modo resiliente la mancanza del lavoro

  1. Crea relazioni. Buone relazioni con i familiari stretti, gli amici, o altri sono importanti. Accettare aiuto e sostegno da coloro che si preoccupano per te ed è interessato ad ascoltare rafforza la resilienza. Alcune persone trovano che essere attivi in gruppi civici, organizzazioni religiose o altri gruppi locali può fornire supporto sociale e può essere d’aiuto in caso di necessità. Inoltre, assistere gli altri nel momento del bisogno da sollievo a chi aiuta.
  2. Evita di immaginare le crisi come problemi insormontabili. Non si può impedire che gli eventi altamente stressante possano accadere, ma è sicuramente possibile cambiare il modo di interpretare e rispondere a questi eventi. Prova a guardare oltre il presente, immaginando come le circostanze future potranno essere un migliori. Concentra la tua attenzione sulle opportunità, sugli aspetti positivi che la situazione ha generato, piuttosto che sulle difficoltà che ha introdotto.
  3. Accetta che il cambiamento è parte della vita. Alcuni obiettivi non saranno più raggiungibile a seguito di situazioni avverse. Accettare circostanze che non possono essere modificate può aiutare a concentrarsi su circostanze che è possibile modificare.
  4. Muoviti verso i tuoi obiettivi. Identifica alcuni obiettivi realistici, e fai “qualcosa” regolarmente: qualcosa che, anche se produce un piccolo risultato, ti consenta di muoverti verso i tuoi obiettivi. Invece di focalizzarti su compiti soltanto perchè realizzabili, chiedetevi: “Che cosa è una cosa che so che posso compiere oggi che mi aiuta a muovermi nella direzione in cui vogliamo andare?”
  5. Metti in atto azioni decisive. Combatti le situazioni negative, al meglio delle tue possibilità. Metti in atto azioni importanti, piuttosto che lasciarti prendere dallo sconforto, distanziarti dai problemi e dallo stress, con l’unico desiderio di andare via.
  6. Approfondisci la scoperta di te stesso. Le spesso imparano qualcosa su se stessi e possono avere opportunità di crescita personali come risultato del lavoro fatto per superare la perdita del lavoro. La necessità di affrontare situazioni nuove come l’ opportunità di avere del tempo da dedicare ad altro che non sia il lavoro deve diventare un momento per concentrarsi sulla propria forza interiore, su come migliorare la propria autostima, e sull’imparare ad apprezzare altri aspetti della propria vita.
  7. Coltiva una visione positiva di te stesso. Sviluppare la fiducia nella capacità di risolvere problemi e confidare nel proprio istinto aiuta a costruire la resilienza.
  8. Mantenere le cose nella giusta prospettiva. Anche di fronte ad eventi molto dolorosi, prova a prendere inserire la situazione un contesto più ampio e cerca di avere una prospettiva a lungo termine. Evitare di enfatizzare gli eventi ti permette di mantenerli gestibili con le risorse in tuo possesso.
  9. Mantenere una prospettiva ottimistica. Una visione ottimistica consente di focalizzarsi sulle cose buone che potranno accaderti nella vita. Impegnati a immaginare ciò che vuoi, piuttosto che preoccupati di ciò che temi.
  10. Prenditi cura di te. Prestare attenzione alle proprie esigenze e sentimenti. Impegnarsi in attività che ti piacciono e che ti rilassino la mente. Esercitati regolarmente. Prendersi cura di se stessi aiuta a mantenere la vostra mente e il corpo pronto a far fronte a situazioni che richiedono resilienza

 

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